La possibile stretta sulla dividend exemption potrebbe ridisegnare le strategie di pianificazione societaria e patrimoniale, impattando soprattutto le partecipazioni di minoranza. In questo scenario il trust torna protagonista, grazie alla sua capacità di coniugare efficienza fiscale, protezione patrimoniale e governance evoluta. Ne parliamo nell’approfondimento a cura del dott. Nicolino Monaco, pubblicato su Wall Street Italia.
Con l’abbassamento delle soglie per l’adesione al regime di “adempimento collaborativo”, il panorama fiscale si apre anche alle imprese di dimensioni medio-piccole.
Ma queste aziende hanno al loro interno le competenze per affrontare il nuovo modello?
Chi le guiderà nella mappatura degli assetti organizzativi e nella gestione del rischio fiscale?
Secondo il Dott. Alberto Di Fresco, partner e co-founder di Elexia, il ruolo degli studi professionali diventerà sempre più centrale:
La natura della Cooperative Compliance richiede, da parte dei professionisti, competenze giuridiche e fiscali perché le imprese dovranno essere aiutate anche sul fronte organizzativo.
Gli studi dovranno intervenire per mappare e implementare gli assetti organizzativi per consentire l’adozione di questo modello.
In prima battuta l’aspetto principale è legato al tributario e chiama in gioco gli avvocati tributaristi e i commercialisti. Ma poi diventa rilevante l’adeguata organizzazione di un’impresa e servono competenze nel diritto societario e nell’ambito delle materie regolate dal D Lgs n 231/ 2001.
Di seguito, il commento integrale a cura del Dottor Alberti Di Fresco, di cui un estratto è stato pubblicato da Il Sole 24 Ore il 4 agosto 2025.
Diventerà sempre più rilevante il ruolo degli studi professionali in questo campo con l’abbassarsi dei limiti per l’adesione alla Corporate Compliance perché le aziende di dimensioni più ridotte non avranno all’interno le competenze necessarie.
La natura della Cooperative Compliance richiede, da parte dei professionisti, competenze giuridiche e fiscali perché le imprese dovranno essere aiutate anche sul fronte organizzativo. Gli studi dovranno intervenire per mappare e implementare gli assetti organizzativi per consentire l’adozione di questo modello. In prima battuta l’aspetto principale è legato al tributario e chiama in gioco gli avvocati tributaristi e i commercialisti. Ma poi diventa rilevante l’adeguata organizzazione di un’impresa e servono competenze nel diritto societario e nell’ambito delle materie regolate dal D Lgs n 231/ 2001.
Il modello prevede un rapporto con l’erario per cui il ruolo del professionista diventa preminente. Dall’altro lato possiamo prevedere – ed è negli obiettivi del provvedimento – anche una drastica deflazione del contenzioso tributario, che influirà nella nostra attività e che è positivo per il contribuente.
Dott. Alberto Di Fresco
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